mercoledì 15 aprile 2020

A chi appartengono gli insulti?

Vicino a Tokyo viveva un vecchio samurai che si dedicava all’insegnamento del buddismo ai giovani. Sebbene fosse già in età avanzata, secondo la leggenda era comunque in grado di sconfiggere qualsiasi avversario.

Un giorno, un guerriero noto per la sua mancanza di scrupoli, passò vicino alla casa del vecchio samurai. Era famoso per provocare i suoi avversari e, quando questi perdevano la pazienza e commettevano un errore, contrattaccava. Il giovane guerriero non aveva mai perso una battaglia.

Conosceva la reputazione del vecchio samurai, quindi voleva sconfiggerlo per aumentare ulteriormente la sua fama. I discepoli del maestro si opposero ma il vecchio accettò la sfida.

Andarono tutti in piazza, dove il giovane guerriero iniziò a provocare il vecchio samurai:

Lo insultò e gli sputò in faccia. Per parecchie ore fece tutto il possibile per far perdere la calma al vecchio samurai, ma egli rimase impassibile. Alla fine del pomeriggio, esausto e umiliato, il giovane guerriero si ritirò.

Deluso dal fatto che il suo insegnante accettasse così tanti insulti e provocazioni senza reagire, i suoi discepoli gli chiesero:

– Come hai potuto sopportare tanta indegnità? Perché non hai usato la tua spada, anche se potevi perdere invece di mostrarti come un vigliacco davanti a tutti noi?

Il vecchio rispose:

– Se qualcuno viene da te con un regalo e tu non lo accetti, a chi appartiene il dono?

– A chi tentò di consegnarlo, naturalmente – rispose uno dei discepoli.

– Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti – spiegò il maestro – Quando non li accetti continuano ad appartenere a chiunque li abbia portati con sé.

Quanto pesa un bicchiere d'acqua?

Uno psicologo stava sviluppando una sessione di gruppo quando, all’improvviso, sollevò un bicchier d’acqua. Tutti si aspettavano la classica domanda: “È mezzo pieno o mezzo vuoto?”

Invece, chiese:

– Quanto pesa questo bicchiere?

Le risposte variarono tra 200 e 250 grammi. Lo psicologo rispose:

– Il peso assoluto non è importante. Dipende da quanto a lungo lo tengo in mano. Se lo tengo per un minuto, non sarà un problema, ma se lo tengo per un’ora, inizierà a farmi male il braccio. Se lo tengo un giorno, il mio braccio prima si intorpidirà e quindi si paralizzerà. Il peso del bicchiere non cambia, è sempre lo stesso. Ma più lo tengo in mano, più questo diventa pesante e difficile da sopportare.


Stelle marine- Una favola per riflettere

Una tempesta terribile si abbatté sul mare. Lame affilate di vento gelido trafiggevano l’acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d’acciaio aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare.Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l’acqua si placò e si ritirò. Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano nell’agonia migliaia e migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche delle troupe televisive per filmare lo strano fenomeno. Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo. Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente.All’improvviso, il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell’acqua. Poi tornò indietro e ripeté l’operazione.Dalla balaustrata di cemento, un uomo lo chiamò. “Ma che fai, ragazzino?”. “Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia” rispose il bambino senza smettere di correre.“Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!” gridò l’uomo. “E questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!”Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: “Ho cambiato le cose per questa qui”.L’uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e scese in spiaggia. Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua. Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine nell’acqua. Qualche minuto dopo erano in cinquanta, poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle di mare nell’acqua.Così furono salvate tutte 

Storia tratta da: A volte basta un Raggio di Sole

Il seme di kaori- Una favola per riflettere

C’era una volta in Cina un principe che non aveva ancora trovato moglie. Il padre era preoccupato: “quando morirò tu dovrai diventare imperatore,  ma lo diventerai solo se sarai sposato. È così che stabilisce la legge, perciò, figlio mio, trova moglie.”

Il principe seguì il consiglio di un saggio e decise di radunare a palazzo tutte le fanciulle del suo regno. “La più degna colpirà il mio cuore e diventerà mia sposa” ripeteva tra sé e sé il principe.

Il giorno stabilito si presentarono a palazzo le più belle e affascinanti fanciulle del regno, avvolte in abiti ricchi e luccicanti.

Tra loro c’era anche la figlia di una serva del re, Kaori, che non era bella. Non era neanche ricca. La madre aveva cercato inutilmente di trattenerla a casa: “non andare, il principe non ti degnerà di uno sguardo, non puoi competere accanto alle altre.”

Kaori era stata irremovibile: “andrò a palazzo madre. So che non potrei mai essere io la prescelta, ma avrò almeno la gioia di avvicinarmi per un attimo al principe.”

Il principe annunciò la sua sfida: “benvenute, voi tutte. A ciascuna di voi darò un seme, e colei che fra sei mesi mi porterà il fiore più bello diventerà mia sposa, la futura imperatrice.”

Kaori prese il suo seme e appena tornata a casa, lo piantò in un grande vaso di argilla. Ogni giorno gli portava acqua, si assicurava che non patisse il freddo, che non assorbisse troppa umidità, che i raggi del sole non lo colpissero direttamente e troppo a lungo. La madre, guardando la sua perseveranza, pensava: “il principe dovrebbe sposare lei, per la grandezza del suo amore paziente.”

Dopo un mese dalla terra del vaso di terracotta non era spuntato alcun germoglio. Nulla. Kaori consultò anziani giardinieri, applicò i loro consigli. Non crebbe nulla. Dopo sei mesi il seme non era cresciuto. Niente. Neanche una minuscola fogliolina.

Arrivato il giorno dell’udienza dal principe, Kaori decise di portargli ugualmente il suo vaso, come segno del suo amore paziente. “Figlia mia, non andare. Le ripeteva la madre fin dall’alba. Come credi che reagirà il principe, vedendo un vaso vuoto?”

Giunta a palazzo, Kaori si mise in fila dietro a centinaia di giovani donne che tenevano tra le mani fiori bellissimi, stupendi, dai profumi inebrianti. Il principe ammirava ogni fiore che passava davanti a lui.

Quando le si presentò davanti Kaori, il principe scrutò il vaso colmo solo di terra con grande attenzione. Dopo di lei sfilarono altre fanciulle, tutte orgogliose dei loro magnifici fiori. Alla fine il principe si alzò dal trono e annunciò la sua decisione: “mia sposa diverrà quella giovane donna che tiene il vaso di terracotta da cui non è cresciuto alcun fiore.”

Le altre reagirono stupite: “ma come? Non è giusto. Che decisione è questa?”

Il principe le fece tacere con un cenno della mano e spiegò: “quella donna è l’unica che ha saputo far crescere il fiore dell’onestà. È degna di diventare imperatrice. I semi che vi ho dato erano senza vita, sterili; non avrebbe mai potuto crescere nulla da quei semi.”

Kaori e il principe si sposarono il primo giorno di primavera e la loro vita insieme fu felice.

A chi appartengono gli insulti?

Vicino a Tokyo viveva un vecchio samurai che si dedicava all’insegnamento del buddismo ai giovani. Sebbene fosse già in età avanzata, second...